fabrizio
       
  Padova fra arte e kitsch  
         
  Artigiani che resistono
nel centro storico di Padova

01 - Decoratore
02 - Restauro mobili
03 - Materassaio
04 - Bigiottera vintage
05 - Marta sartoria della pelle

06 - Calzolaio del 1932
07 - Falegname e apriporte
08 - Produzioni di pelletteria

09 - Vetrate d'arte
10 - Tapezziere




11 - Riparazione elettrodomestici
12 - Legatoria artigiana

13 - Riparazione cicli anni Cinquanta
14 - Vetreria
15 - Riparazione occhiali

16 - Modista
17 - Tipografia

18 - Manutenzione macchine da cucire
19 - Arrotino
20 - Orafo

21 - Cornici

Costume e società
Arte varia
Divertissement

Messaggi in bottiglia
On the road
Devozioni popolari diffuse


Memorie di pietra
Persone
Edifici (storia)
Eventi e ricordi ai caduti

Tecnologie ante-litteram
Spioncini zenitali sotto i portici di Padova
Campanelli a campanella

 
  filetto filetto filetto  
 

Arrorino
a Ponte Molino

L’arrotino di riviera Mugnai, Paolo Marchetti, lavora in un piccolo laboratorio ricavato in un chiosco in legno realizzato da suo padre subito dopo la seconda Guerra mondiale, nella striscia di terra fra le mura comunali e il Bacchiglione, presso la porta di ponte Molino, oggi seminascosto e assediato dalle auto che si addensano nel parcheggio sotto le mura.
Non che gli arrotini manchino nel centro storico di Padova, e anche più vecchi, ma questo si segnala perchè è un arrotino puro e semplice, in grado di affilare anche lame fuori dall’ordinario, come quelle grandi da lavoro (ad esempio dei falegnami), oltre a fare duplicazione di chiavi, mentre gli altri sono in realtà negozi, dove il servizio di chiavi e arrotino si unisce alla vendita di coltelleria, casalinghi e oggetti per la casa.
Come molti artigiani, Paolo Marchetti è figlio d’arte, avendo iniziato già da ragazzo a lavorare nella bottega del padre, per continuarne poi l’attività, in questo stesso chiosco: oggi ha 62 anni, e ci lavora da 45.
Certo le difficoltà non mancano, perchè i costi ci sono comunque e il mondo sta cambiando rapidamente: sono sempre meno gli artigiani che si rivolgono agli arrotini, come i sarti e i barbieri che una volta chiedevano di affilare decine di rasoi o forbici al giorno, ma rimane una domanda di privati per affilare coltelli da cucina, forbici ecc. perchè comunque questo è un mestiere che non si improvvisa, e il rischio di rovinare le lame è sempre presente se non si ha la manualità e gli attrezzi adatti.






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Tipografia Molini
in via Altinate 24

La tipografia Molini si trova in un angolo misconosciuto di via Altinate, nascosto dietro (letteralmente!) il cubo di acciaio e cemento del negozio Coin, ed è quanto rimane di una realtà storica di Padova, attiva già all’inizio del Novecento e ricostruita dopo il bombardamento che nel 1944 distrusse l’area degli Eremitani.
La tipografia è storica in tutti sensi, sia perchè non ha mai interrotto la sua attività da oltre cent’anni, tramandata da padre in figlia e poi da chi lavorava con loro, sia per l’uso di macchine e strumenti, molti degli anni Cinquanta, che hanno fatto la storia della stampa fino a venti anni fa, come le Heidelberg monocolore con le quali è possibile lavorare ancora con i caratteri mobili in piombo, che il tipografo esperto (ci lavora da cinquant’anni) trova nei cassetti e maneggia con abilità nonostante siano minuscoli rettangolini, con il carattere sul lato più piccolo e non visibile.
Lo sviluppo tecnologico, in particolare le fotocopiatrici e le stampa in digitale, ha tagliato le gambe a questo tipo di laboratori artigiani, praticamente scomparsi ovunque, non solo nel centro storico di Padova, però è significativo che ci siano ancora clienti che si fanno stampare carte da lettera intestate, biglietti da visita, buste, calendari, agende, cataloghi ecc.




Taglierina rifilatrice (sulla destra l'apertura da dove si regola la lama)







Gotico, bodoni, tanti caratteri mobili nei molti cassetti e la marginiera



Esempio di cassetto dei caratteri, in questo caso corpo 6, piccolissimo. La lettera è in testa a uno dei lati più piccoli, ma sono tenuti distesi perché il piombo non si rovini, quindi trovarli è un'impresa, ma così non sembra a chi ha esperienza.









Linotype Heidelberg a caratteri mobili, perfettamente funzionante. Un gioiello di meccanica, modello S formato carta 54x72 costruita dal 1954 al 1960 cca. ‪Il sogno dei tipografi dell'epoca, costava come una casa.









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Riparazione occhiali
in piazza Capitaniato

Quello di Luigi “Gigi” Rossi in piazza Capitaniato è un laboratorio insolito e inaspettato nella zona centralissima di Padova, piazza dei Signori, e in quello che è uno dei cuori pulsanti dell’università di Padova, dove si trova la sede storica di Lettere e Filosofia.
Ti aspetti un’edicola e invece è un laboratorio artigiano dove si riparano occhiali, ed è da quasi 60 anni che Gigi Rossi lo fa nel suo chiosco, che inizialmente era in legno e poi, dal 1990, è stato sostituito dal modello standard per edicole del Comune di Padova, utilizzato anche per punti di ristoro e, appunto, laboratori artigiani.
Oggi, nonostante i suoi 90 anni, Gigi Rossi continua il suo lavoro, con ancora una vista notevole nonostante il tipo di attività li sforzi non poco, e sembra che lo sviluppo tecnologico non lo limiti più di tanto, se non per i modelli in titanio, che richiedono apparecchiature speciali, così come determinate montature in plastica.












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Riparazione cicli
in via dell’Arco

I meccanici che riparano biciclette non sono ancora in via d'estinzione nel centro storico di Padova, anzi, ve ne sono di nuovi, ma quello di “Nini” Giovanni Piras in via dell’Arco, nel cuore del Ghetto, merita di essere raccontato perchè esiste da 49 anni e, insieme al barbiere suo dirimpettaio (aperto da 50 anni), è la memoria storica di questa parte di città e di quella che era la sua realtà artigianale.
Oggi “Nini” ha 73 anni e continua a lavorare nella sua officina, che ha aperto nel 1967, a 24 anni, dopo quasi dieci anni di praticantato in un’altra officina, dove in particolare si montavano biciclette, utilizzando le componenti prodotte soprattutto dalle storiche Officine Rizzato (una delle più grandi fabbriche di bici in Italia fino a pochi decenni fa, che produceva ad esempio marchi come l’Atala, con una fabbrica anche all’interno del vecchio carcere di Padova, al Castello, che dava lavoro ai reclusi, come avviene ancora oggi nel nuovo carcere).
Gli arredi e gli strumenti sono più o meno gli stessi di cinquant’anni fa, e fra le bici appese fa bella mostra una bicicletta da bambino di qualche decennio più vecchia della stessa officina.
Ma oltre all’abilità di “Nini” cresciuta nel tempo, la sua officina è la testimonianza di com'era questo cuore di Padova e dell’importante nucleo artigianale presente nel Ghetto fino agli anni Ottanta, fatto di botteghe e officine di mestieri di tutti i tipi: si batteva il ferro, si lavorava il legno, il cuoio, si producevano e aggiustavano scarpe ecc.














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Laboratorio Ninni Carlo

vendita e riparazione elettrodomestici Piazzale Pontecorvo 31/A

Il laboratorio prende il nome da Carlo Ninni, l’artigiano ora ottantenne che lo ha aperto alla fine degli anni Cinquanta a piazzale Pontecorvo.
Oggi è gestito dal figlio Simone e continua ad essere un’ancora di salvezza per chi ha bisogno di ricambi o riparazioni per piccoli elettrodomestici di tipo elettromeccanico come ferri da stiro, phon, lucidatrici, aspirapolvere, affettatrici, macchine da caffè, tostapane, ventilatori, robot da cucina, rasoi ecc., ma anche pentole a pressione (il laboratorio è ad esempio un centro assistenza della Lagostina).
L’importante è che si tratti di apparecchi elettromeccanici, perchè il nuovo che avanza rende sempre più difficile la riparazione, avendo componenti fissate in modo da non essere smontate, come le scocche dei phon interamente saldate, o parti elettroniche che richiedono un approccio alla riparazione/riprogrammazione completamente diverso, gestibile solo in fabbrica o in grandi centri attrezzati.
Di fatto, si tratta di un’attività essenziale, in grado di salvare apparecchi altrimenti destinati alla discarica, ma che non può risolvere tutto, tanto più per il nuovo che avanza porta con sè anche la progressiva chiusura di storici fornitori di ricambi per gli apparecchi.
In questo caso, l’abilità di un artigiano non è più sufficiente.









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Vetrate d'arte
Via San Gregorio Barbarigo 99

Franco Bressan è un maestro vetrattista, che taglia e fissa a mano l’insieme di frammenti di vetri soffiati, colorescenti, opalescenti, grisaglie e smalti che formano le vetrate d’arte, legate a piombo, ed è unico nel suo genere a Padova, ma raro anche per quanto riguarda il resto d’Italia, perchà segnala che in Veneto ne esiste solo un altro a San Bellino (comune in provincia di Rovigo) e non più di trenta nel resto d’Italia.
La sua produzione è radicata nel centro storico di Padova, perchè inizia negli anni Settanta in via San Pietro e ora, dal 1990, in via Barbarigo.
Per molti è più un artista che un artigiano, ma il confine non è così semplice da tracciare.










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Falegname e apriporte
in via San Pietro 129

La falegnameria di Renato, che oggi ha 75 anni e lavora ancora, ma lasciando il comando al figlio, è stata aperta negli anni '50 a pochi passi dall’antica chiesa di San Pietro ed è forse l'ultima rimasta nel centro storico di Padova, delle decine che esistevano qualche decennio fa.
Non solo, pare che sia anche uno dei pochi in grado di aprire porte, altro che fabbri (anche loro rari), ed è richiesto in tutta Italia: esperienze dirette di un socio della Vecchia Padova dicono che ha chiesto meno di quanto avrebbero preso i vigili del fuoco per aprire la porta di casa (e senza romperla!) con le chiavi appese all'interno, con il socio nel panico mentre lui lavorava come se stesse preparando la colazione!










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Sartoria della pelle

in via Marsilio 3

Quello di Marta Rossetti è una delle ultime sartorie della pelle rimaste in città, soprattutto di riparazione, di qualsiasi pellame, che riprende e continua la tradizione delle vecchie "Mistre" venete. Trovarlo è una caccia al tesoro, perché è al primo piano, con ingresso dal vicoletto semi nascosto all’inizio di via Marsilio da Padova, a destra provenendo da piazza della Frutta, nel centro del centro di Padova, e occorre salire una scala ripida !
Marta subentra negli anni Settanta, insieme al marito, a un’attività presente in questi locali dai primi decenni del secolo scorso.
Poi il marito rileva la calzoleria del padre di Marta, mentre lei prosegue e si specializza nella riparazione di prodotti in pelle.










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Materassaio
in via Rogati 41

Alfredo Ghirardo, con i suoi 70 anni, insieme a suo nipote Massimo, mantiene viva da 40 anni la capacità artigiana di produrre e riparare a mano materassi a molle, piumini e piumoni di ogni tipo e misura; una traduzione che va perdendosi, sostituita dalla produzione industriale. Tra l’altro la possibilità di produrre artigianalmente un materasso è ormai sconosciuta ai più, quindi nemmeno ci si pensa; del resto Ghirardo è l’ultimo materassaio rimasto a Padova, salvo un’altro oltre la Guizza, nell'estrema periferia sud.

Eppure il suo pezzo forte, i materassi di lana, possono essere realizzati di qualsiasi dimensioni e con costi paragonabili a quelli industriali, ed essendo realizzati con materiali naturali e rinnovabili sono ritenuti più sani e a basso impatto ecologico, anche perchè dopo un certo periodo dovrebbero essere rifatti, il che significa lavati e riempiti con nuova lana, cardata precedentemente in macchine con aspirazione della polvere.
Ghirardo si segnala anche per un’altra particolarità: è radicato volutamente nel centro storico di Padova, sin dagli anni Sessanta, prima sul ponte Barbarigo e poi nell’attuale sede di via Rogati. Motivo? nonostante le difficoltà di spazio e logistiche (strade strette e accesso da Prato della Valle e via Umberto I, cioè in zona a traffico limitato), per lui è importante anche la continuità e la visibilità verso la clientela; insomma, li è e lì rimane, per non far perdere le proprie tracce.

vetrina
Ingresso
cardatura
Cardatura della lana con aspirazione polvere
riempimento
Riempimento
cucitura
Cutitura involucro
finito
Materasso finito


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Decoratore
in via Barbarigo 55


Il laboratorio di Marco Granzarolo nasce relativamente da poco, circa 15 anni fa, ma è
il frutto di una passione che dura da sempre
e solo ora dà i suoi frutti, con molta soddisfazione sua e dei clienti. In pratica ha lasciato il suo lavoro precedente per dedicarsi interamente a quest’arte applicata, decorando qualsiasi tipo di superfici – dagli armadi ai soffitti – e se occorre restaurando vecchie tracce o lacerti di pitture murarie. Di fatto, quella in via Barbarigo è una vetrina, perchè il suo lavoro lo fa ovunque venga richiesto. Parallelamente, nel tempo libero segue anche una band di adolescenti, la Tempoperso band, che si è rilevata anche questa un’iniziativa di successo.












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Cornici e restauro mobili
in via Battisti 50

L’insegna e le vetrine di via Battisti 50 mostrano un negozio d’antiquariato e di vendita di stampe antiche e quadri, ma questa è solo una delle attività del laboratorio di Andrea Vettore, che nel retrobottega vede ancora attiva una delle più vecchie falegnamerie ancora presenti nel centro storico, l'ex bottega Bastianello, il cui pilastro era Luciano Vettore, classe 1939, che l’ha rilevata nel 1976 e passata al figlio nel 1993.
Come molti artigiani, Luciano ha iniziato presto a imparare il mestiere, già a 11 anni, ed è entrato nella bottega Bastianello a 18 anni, producendo cornici e mobili, ma anche attrezzi, come i bisturi in legno di bosso, che dicono affilati più delle lame metalliche.
Oggi è in pensione, ma è ancora il mentore di una attività di produzione di cornici (quindi non il semplice assemblaggio), in ogni stile e qualsiasi misura – comprese quelle intagliate a mano e dorate in foglia di oro guazzo e zecchino, o argento fino – oltre che di restauro di cornici e mobili antichi.
Fra i fiori all’occhiello della bottega è il restauro degli arredi dell’Accademia Galileiana, in particolare delle panche semiellittiche su pedana di stile neoclassico, opera di Giuseppe Jappelli.
Fra le macchine si distingue una trancia ad angolo tedesca, del 1960, la prima a Padova. Il fatto di essere in pieno centro impone l’uso di macchine di piccole dimensioni, perchè quelle grandi producono rumore e polvere.






Ritocco con oro zecchino


Calco in gesso




Mola




Graffatrice


Particolare della trancia ad angolo di produzione tedesca, del 1960, utile per realizzare gli angoli delle conici, al posto della sega a mano.




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Laboratorio orafo
in via Barbarigo 57

Quello di Lorenzo Cecchinato è uno degli ultimi laboratori orafi nel centro storico di Padova, se non l’unico che produce unicamente e non è anche negozio di gioielleria, presente in via Barbarigo dal 1969 “dai giorni dello sbarco sulla luna” tiene a dire, che oltre a fare riparazioni produce appunto gioielli, su ordinazione, dagli anelli ai braccialetti, dalle collane agli orecchini.
Cecchinato ha 73 anni e ha imparato il mestiere nella scomparsa bottega Mioni, di via Santa Lucia, dove ha iniziato a lavorare nel 1958, a 15 anni, frequentando parallelamente l’Istituto d’Arte Selvatico, e vi è rimasto appunto fino al 1969, quando ha aperto la sua bottega personale.
Attrezzi e macchine risalgono quasi tutti a quel momento storico, ancora utilizzati e in piena efficienza, se non per quelli palesemente obsoleti, come il vecchio trapano manuale a corda per le incisioni, le cui origini risalgono alla notte dei tempi, soppiantato da un più “moderno” pantografo.
Ci sono così il laminatoio, una sorta di macchina per la pasta da cui inizia la lavorazione, creando le lamine metalliche; e poi l’imbutitore, attrezzo composto da un punzone maschio con una testa sferica e da una stampetta femmina, permette di produrre semisfere dalle lamine metalliche, ad esempio per incastonare perle, pietre preziose o altro; ma anche i cannello a fiato per saldare “a bocca” i pezzi, vecchio strumento di oreficeria che Cecchinato usa ancora con arte.
Più recente è la macchina per la rodiatura che, dopo la lucidatura con le apposite spazzole e le paste abrasive, permette la pulitura finale dell’oro bianco, con immersione in un bagno galvanico di rodio.

















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Macchine da Cucire
in via Rolando da Piazzola, 26

Il negozio di Angelo Gavasso, classe 1939, e prima ancora di suo padre Gian Paolo (meccanico provetto, classe 1897), è una delle realtà storiche di Padova, presente nell’area delle Piazze già nel periodo fra le due Guerre, dove è possibile acqu
istare, ma soprattutto farsi riparare le macchine da cucire, specie quando si rompe un ago (quando accade la macchina subisce uno sforzo di oltre 50 chili e va fuori fase) ed è ormai unico nel suo genere, considerando il diffondersi di macchine usa e getta e la perdita di una manualità da meccanico di precisione, che sappia smontare e rimontare i singoli pezzi.
E’ anche l’unico che abbia voglia, componenti e attrezzature per realizzare bottoni rivestiti in pelle o tessuto, attività di basso costo che non richiede grande ingegno se non, appunto i materiali e gli strumenti per farlo – anime, matrici, torchietto – ma che ormai non ha mercato, mentre fino a non molto tempo fa se ne vendevano decine al giorno.
Da sette anni, causa sfratto per affitto esorbitante (da 300 euro a 2 mila!) si è spostato in via Rolando da Piazzola, a nord di Corso Milano, una via ricca di storia ma un po’ defilata e poco conosciuta del centro storico di Padova, dove due anni fa ha festeggiato i 60 anni di attività, avendo iniziato da piccolo nella bottega di suo padre, a 14 anni, come molti artigiani del secolo scorso.




Singer 1914, garanzia della macchina che segna l'inizio dell'attività di famiglia.


Singer d'inizio Novecento perfettamente funzionante




Spoletta per macchine da cucire, uno degli elementi meccanici più complessi del sistema.


Bottoni rivestiti


Anime grezze maschio e femmina per bottoni rivestiti


Matrici di varie dimensioni


Stoffa e bottone nella matrice


Torchietto manuale per compressione





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Modista
in via Santa Lucia 55

La modisteria di Flora Formenti, in arte Fiorenza, rappresenta l’ultima e l’unica artigiana creatrice di cappelli (modista, appunto) rimasta nel centro storico di Padova, e continua a realizzarli, nonostante i suoi 91 anni, pezzi unici di gran moda, che spesso si rifanno a modelli degli anni trenta e cinquanta.
Non solo, a richiesta li ripara anche, ma oltre a questo è in grado di creare fiori in velluto di seta, rendendoli vivi lavorando il tessuto con le mani (come faccia è segreto professionale).
La sua attività affonda le radici nel cuore e nella storia della Padova, considerando che ha iniziato prima della Guerra, a 9 anni, dopo la scuola, nella bottega di una zia modista, in via Marsilio da Padova, di cui assume la gestione negli anni Quaranta, a 16 anni e mezzo, anche se ufficialmente esercita solo dal 1947; dopo la guerra lo sfratto per ristrutturazione del palazzo e il trasferimento, nel 1960, nei locali attuali di via Santa Lucia.
Praticamente fa questo mestiere da 80 anni.
Continua a scegliersi personalmente tessuti e materiali e utilizza ancora strumenti di quando ha iniziato, come un modello di testa di legno che ha circa cento anni e uno “slarga-teste” per cappelli ancora più vecchio.
Non è un caso che sia fra gli artigiani pluridecorati d’Italia: medaglia d’oro della Camera di commercio di Padova, nel 1976, al concorso per la premiazione del lavoro e del progresso economico, quindi Cavaliere al merito della Repubblica italiana nel 2004, poi “Padovana eccellente” e infine, nel 2010, di Ufficiale al merito della Repubblica Italiana.



















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Vetreria Veronese
in via Bellano 2

Nel cuore di Padova resiste una sola vetreria, a due passi dal Santo, aperta nel 1953 da Dino Veronese, classe 1922, insieme al padre. Oggi la tradizione è portata avanti dal figlio Enrico, nato nello stesso anno e cresciuto con il laboratorio artigiano, dove lavora concretamente da 17 anni.
Lo spazio è grande, le macchine più o meno d’epoca, specializzate per singoli interventi (ne occorrono cinque, per gli altrettanti passaggi necessari alla molatura) e le attività diverse: dalla produzione di semplice vetro da finestra agli specchi per bagno o parete con mensole e ripiani, ai più sofisticati vetri temperati, antisfondamento, vetrocamera e blindati.
Ma parallelamente realizza o ripara vetrate artistiche, in piombo, sabbiature, incisioni e specchi anticati a mano, ed è proprio in questo campo che l’abilità dell’artigiano si esprime al meglio.


















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Legatoria artigiana

in via San Francesco 68

Sembrerà strano segnalare come “rarità” una legatoria, specie in una città studentesca che sforna migliaia di tesi l’anno, debitamente stampate e rilegate in decine di copisterie, ma quella di Marco Granzotto è una delle pochissime a Padova (tre in tutto, più un’altra in via Pelosa) in grado di rilegare a filo i libri, come si faceva una volta, e con la stessa solidità di allora, anche con le copertine cartonate e carte di grammatura maggiore di quelle standard da 80 grammi.
In altre parole, è una delle poche che permettono di realizzare libri di bassa tiratura ma con un livello qualitativo superiore agli standard da tesi che si trovano in città, più robusti e curati, nonostante le supercolle di oggi garantiscano una certa tenuta dei fogli per le legature in brossura (mentre non molti anni fa reggevano giusto qualche apertura prima si sfaldarsi).
Non è un caso che anche i grandi centri stampa si rivolgono a lui (o agli atri pochi) per rilegare prodotti di qualità.
La legatoria artigiana nasce ufficialmente negli anni Novanta, ma in realtà eredita e prosegue la bottega di Giovanni Capozzi, che l’aveva aperta all’inizio degli anni Settanta, e come allora ha anche la capacità di stampare in oro e restaurare le copertine e le legature di libri antichi, altra cosa rara, che fa di questa e delle altre tre botteghe un punto di riferimento per chi ha ancora vecchi libri, prima fra tutti l’Abbazia di Praglia.






Tele per le copertine


Pressa


Taglierina a mano




Cassetti con i caratteri mobili


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Tapezziere Zago
in via Barbarigo 51

‪Tarcisio Zago è un maestro tapezziere con quasi sessantanni di esperienza alle spalle, perchè fa questo lavoro da quando era adolescente, e il suo laboratorio è parte integrante di via Barbarigo già dai primi anni Cinquanta.
Oggi, a 73, continua il suo lavoro per passione, come molti artigiani, e lo si vede all’opera mentre ridà vita a sedie d’epoca e, volendo, potrebbe farlo anche su telai degli anni Quaranta che fanno bella mostra sulel sue pareti.








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Produzioni di pelletteria

in via Savonarola 129

La bottega artigiana Arcogiallo è stata aperta in via Savonarola all’inizio degli anni Ottanta da Gianni Noventa, che ha alle sue spalle una lunga tradizione che risale all’inizio del secolo scorso, tramandata dal nonno al padre (che negli anni Venti ha vinto il un premio per la speciale lavorazione a mano), e da lui al figlio.
Quello che lo distingue è la capacità di lavorare il cuoio e la pelle, e soprattutto di essere rimasto uno dei pochi, non solo a Padova, a disegnare e realizzare prodotti in pelle su misura, dalle borse ai vestiti.
C’è chi dice che però è caro … ma quanto vale il tempo di un artigiano? ha senso paragonare i suoi prodotti con quelli industriali?











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Calzolaio del 1932
in via Marsilio 3

I calzolai non sono in via d'estinzione nel centro storico di Padova, anzi, ve ne sono di nuovi, ma quello nel vicoletto all’inizio di via Marsilio da Padova si segnala perché ha ancora gli arredi e le macchine di quando la bottega è stata aperta, nel 1932.
Il registratore di cassa è per bellezza, ovviamente, ma la macchina cucitrice è una di quelle che non si fanno più, e permette di lavorare cuoio molto spesso!
Il calzolaio attuale è il marito di Marta Rossetti, la sarta della pelletteria che ha il laboratorio al piano di sopra, figlia del fondatore della Risuolatrice, e ha rilevato la bottega negli anni Ottanta quando il signor Rossetti ha deciso di ritirarsi.










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Bigiotteria Vintage
in via San Pietro 12

Via San Pietro era conosciuta a Padova per i laboratori artigianali (falegnami, intagliatore, tappeziere, stivalaio, ciclista, meccanico di macchine agricole, laboratorio di pasticceria, produzione di smalti …) la Lux Perla di Adriano Pasquali è un'isola nel deserto.
Il laboratorio nasce negli anni Cinquanta, ad opera di Ovidio Pasquali e di sua moglie Esterina (conosciuta come Mafalda), aiutati in seguito dai figli Mauro e Adriano, con sede prima in via Calfura e poi, quasi subito, in un
piccolo spazio all’inizio di via San Fermo, lato via Dante. Negli anni Settanta, Ottanta e Novanta diventa uno dei maggiori produttori di bigiotteria del nord Italia, con diverse linee artigianali che andavano a ruba, dai bijou alle spille-kilt decorate, prodotte totalmente a mano, alle decorazioni per scarpe, vera innovazione nel settore.
Poi si trasferisce in di via San Pietro, sempre lato via Dante, in spazi più grandi sia per la produzione che per la vendita, specie di quella Vintage degli anni '60 e ’70, e continua a produrre bigiotteria e preziosi, su richiesta, oltre a riparare antichi e nuovi gioielli, collane, gemelli ecc. Oggi regge ancora, nonostante sia calata la domanda. Certo è che non sono rimasti in molti capaci di realizzare questi prodotti con questo tipo di cura e qualità.
















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Restauro mobili
in via Barbarigo 42


Il laboratorio di restauro mobili in via Barbarigo, all’angolo con via San Girolamo, si distingue per la creatività e la qualità artistica che lo pervade, sia all’esterno che all’interno, così come per la cura degli spazi di lavoro e delle attrezzature. Lo ha aperto Monica Madruzza 23 anni fa, dopo avere operato per un’altra decina d’anni in altre parti di Padova, e ha resistito anche a un incendio che, partito nell’appartamento del piano superiore, ha distrutto l’intero edificio in un venerdì di novembre del 2005. Nella sfortuna, dopo l’intervento dei pompieri è riuscita a salvare la maggior parte delle attrezzature e dei mobili su cui stava lavorando, così che oggi nemmeno ci si accorge della disgrazia, tanto più che, come scrive il Mattino in quei giorni, l’intero quartiere si è mobilitato e alcuni hanno messo loro a disposizione stanze e garage. Poi la ristrutturazione dell’edificio e il rientro nel suo laboratorio, dove restaura mobili e infissi, e quanto d’altro in legno che abbia necessità di intervento di mani esperte. Il suo bagaglio di creatività e conoscenze tecniche ha portato Monica Madruzza anche ad aprire le porte del laboratorio, per un certo periodo, a corsi di restauro mobili, ma soprattutto all’esposizione di opere d’arte di giovani artisti emergenti, fino a trasformarsi in galleria d’arte, nei primi mesi del 2012, ospitando in uno dei suoi locali – per l’occasione liberato dagli attrezzi di lavoro – la mostra della pittrice bulgara Petia Ivanova.










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Arte varia on the road







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Divertissement



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Messaggi in bottiglia





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On the road




Cimitero degli animali

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Devozioni popolari diffuse


Dipinto sotto i portici di Padova


Altare all'ingresso di una villetta anni '50


Altare, progettato come parte integrante della facciata di un edificio degli anni '30


Capitello in un quartiere degli anni '40


Statuetta di San Leopoldo in una nicchia seminascosta sotto i portici di Padova

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Memorie di pietra












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Edifici





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Eventi, e ricordi ai caduti





Cimitero inglese di Padova



 
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